lunedì, 16 marzo 2009
Essere felici è una pretesa da ingenui, ma a volte la realtà si condensa
e diventa come una nuvola pervasiva, fino a diventare assurda e perdere
il suo senso. Il domandarsi e giocare di specchi fa bene, ma solo una pioggia
liberatoria può alleggerire la densità delle nubi.
La sospensione è necessaria, forse, per stare sopra gli eventi, è un euristica
epi-stemologica. Stare sopra sperando di ricavare qualcosa di essenziale.
Intendere.
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domenica, 13 aprile 2008

questa mattina, riflettendo sugli infiniti divieti che contempla il codice della strada, mi chiedevo se i legislatori che hanno vietato l'uso del cellulare alla guida si siano mai resi conto di quanto assai più destabilizzante possa essere l'amplesso con un magnum taste rispetto ad una conversazione telefonica....poi, proprio mentre, approfittando di uno stop, mi concentravo sull'affondo finale...mmmmhhhh....un tizio, dietro di me, ha iniziato a suonare con insistenza il clacson....però...questi uomini...sempre così poco attenti ai tempi di una donna....

postato da: crioterapia alle ore 19:36 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 23 novembre 2007
" ............Cazzo, quando andavo al liceo tutte le ragazze erano pazze per quelli di 40 anni, adesso li ho e vogliono i 70enni, quando sarò a quell'età (se non crepo prima) sarò in target ma non mi verrà più dritto!!!!! "

" Visto che sembri vivere come un problema questo comportamento femminile relativo all'età, mi permetto di esprimere una mia personale chiave di lettura del fenomeno aggiungendo un piccolo consiglio, senza
peraltro la pretesa che l'una o l'altro siano quelli giusti.
Penso che, al liceo, le ragazze siano ancora sufficientemente inesperte da credere alla favola secondo cui gli uomini maturerebbero più tardi,
quindi, convinte che i loro coetanei mashi appaiano loro sciocchi non in quanto maschi, ma in quanto, appunto, coetanei, volgono le loro attenzioni ai quarantenni, sperando di trovarli intellettualmente più stimolanti,
giunte ai quarant'anni, forti delle esperienze vissute, si convincono che è statisticamente più probabile imbattersi in un leone albino che in un uomo maturo e capiscono che l'unico supporto che potranno mai ricevere da un uomo è quello economico, quindi, dal momento che i loro coetanei ad aver raggiunto una posizione invidiabile non sono poi moltissimi, iniziano a prendere in considerazione i settantenni.
Bisogna però sottolineare che, come ad un'attento osservatore dei comportamenti femminili come te,
non sarà sfuggito, negli ultimi anni sempre più spesso le quarantenni si accompagnano ai giovanissimi; forse avendo capito che il benessere economico può essere  anche una conquista personale, rivalutano il maschio come piacevole alternativa al cardio-fitnes al pari di una cyclette o di un leg-press, a quel punto, se questa è l'unica cosa che si può ottenere dai maschietti tanto vale ottenerla nel momento di massima efficienza.
Capito l'andamento del fenomeno, non resta che adeguarsi.
E' quindi evidente che al liceo avresti dovuto puntare le quarantenni (e se non l'hai fatto, mi spiace...ma ormai...), ora che hai quarant'anni dovresti puntare le liceali e quando di anni ne avrai settanta e non ti verrà
più  dritto, beh, non ti resterà che puntare sui cavalli, vecchio mio..."


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venerdì, 05 ottobre 2007
Mia cara,
 
sei sempre nei miei pensieri, sai? Cerco di proteggerti, di tenerti stretta, di inviarti piccolo e denso il contrario del mio silenzio.
E' una cosa tanto bella sapersi attorno, in questo lontano finto e per nulla metaforico.
Mi sei dentro, nella vita, perchè l'attimo di te nella mente è del tutto spontaneo e naturale.
 
E insomma. Altro giro di boa. Anche se per me l'anno dovrebbe iniziare a Settembre, dopo il tramonto estivo. Se il tempo è stato delusione e si avvia ad esserlo ancora, meglio che lo sia lungo la sola linea autunnale, che aiuta nella sua caduta e fragilità. Quel Dic/Gen è come un doppio peso, un carico mancato di energia, qualcosa che non è preceduto da immaginazione e riposo voltapagina, lo svuotarsi del simbolico morire e rinascere, forza al crepuscolo prima,  all'embrione poi, foriera di crescita.
 
Ma è solo un'idea, una di quelle piccole e salvifiche, che sogna di alleviare una condizione che mi ha fatto ombra e delusione per quasi tutto il tempo di quest'anno.
Aspettative disattese, delusioni e illusioni, tutte all'interno di me.
Il lungo periodo di costruzione e chiusura, che addirittura ha tolto la gioia della parola - vietarmela, come se non la meritassi- è in via di estinzione.
Mi accorgerò di quanto mi abbia  dato, non riesco ancora a giudicarlo. So dire però che chi ha tentato un avvicinarsi a me, un approfondire, è stato ricambiato con la distanza, il mentale oppormi ad incontri che avrebbero dovuto essere qui, ma non ora.
Non ora che l'evoluzione, anzichè lasciami progredire, mi porta indietro, dove veramente sono.
Dove le aspettative sono in effetti più grandi di me, o dove mi vedo adulta, più limitata e realista, finalmente capace di scendere dal piedistallo e ammettere la normalità dei miei desideri.
Le mille esistenze ipotetiche si sono appiattite, creando una me meno stratificata, osservatrice dei sogni come parte, anzi come microparte, non come preponderanza.
Così il tempo di decantazione delle possibilità si è fatto improvvisamente breve, e la realtà più chiara, lampante.
Si fa da parte il tempo della vicissitudine per grado di passione, l'allontanare un sogno per mancanza di forza, si fa da parte il tempo che finora ho concesso al tempo.
Più nuda che mai sono rimasta io, e neanche i miei studi salva-ore mi danno soddisfazione. Anche loro, adesso, mi prendono in giro, sbattendomi in faccia la realizzazione mancata, l'orribile protezione dell'impegno reale ma teso al vuoto, all'incompletezza. Soprattutto la dolorosa immagine di una me che tergiversa, che non decide. Io, la fiera, l'orgogliosa, la creativa. Arenata.
 
Parlo come se dovessi morire domani, come se non avessi più possibilità. Ma non è vero che sto rinascendo? Che quest'anno non è stato vano, che questa chiusura non ha avuto il significato di immobilità?
Del resto, al centro della me in bilico tra mille attività meravigliose e irrisolte, io ho avuto cose. E persone.

 
...Tutto torna...L'equilibrio. Tra passaggio, identità e esterno, con una forza per la prima volta non condizionata dalla presunzione e dalla superiorità: io non potevo volere per me una cosa normale.
 
E quanto mi sono mancata, cara, quanto di quelle complicazioni non ha illuminato e sfumato questi mesi così pratici eppure sospesi, ancora irreali. il contrario della fantasia: sono evanescenti, si avvicinano alla nascita, alla realtà.
Io nella condizione del contrario, mai temendo la complessità, il tanto, quanto la piattezza, la mancanza di angolo e nascondiglio.
Le ore che si concederanno le "mie cose" saranno minori, ma più valide, meno sottratte alla vita che posso, meno colpevoli.
 
Io mi voglio bene. Ho sbagliato, è stata tutta sbagliata questa immobilità - apparente, reale, effettiva-, ma ora mi guardo con affetto, con tenerezza. Guarisco, sono guarita.

 
Continuo a rincorrere quello che è stato, quello che vorrei fosse. Nel momento, nell'attimo di adesso, non esisto mai. Per questo non mi risolvo, ma è la mia condizione, così sono.
12 o 70, dicevamo, ma mai i miei. L'ho accettato.
 
Pensare a te mi fa commuovere, struggere. In bilico tra l'essere ancora poco adatte alla vita e tese ad una piccola faticosa maggiore conoscenza, mostriamo una tale volontà, un così grande amore per la vita, per l'essere, da meritare ogni appoggio e ogni sorriso che le persone amate e i giorni vorranno concederci.
Se solo sapessi -non lo sai, ed è questa la magia - l'anima bella che ti muove e che ti fa ridere, piangere, incazzare, stancare.
 
Mi prende una commozione estesa e sottile. Qualcosa che si riga, che si spezza lentamente e che precipita nel compartimento stagno, chiuso tanti anni fa, della mia tristezza antica. Lo sfondo, ogni mio contesto.
Qualcuno dice dell'impossibilità dei ricordi più infantili e ancestrali, qualcuno ha ragione nel credere il contrario. Ma ciò che resta sempre e ovunque, dell'infanzia, è il  dolore superstite, emerso e in sussistenza, a convivere, come avessimo due teste, una nell'attuale e una nella memoria ormai ignota, priva di spiegazioni.
E come la sento, ogni volta, in te. Non è soltanto la coscienza dell'impossibilità dell'essere totalmente felici. Forse, e di più, è la coesistenza mai coerente di due, tre noi, che parallelamente desiderano, cancellano, insistono, che soprattutto inseguono impassibili una cosa che quasi sempre si sta per avere o che si ha, ma mai così, mai in quel modo, mai da azzerare e cancellare l'incolmabile.
 
Non ho mai sofferto meno conoscendo i motivi delle cose. E poi come supporre di poter spiegare l'alienazione, le mani degli altri a spingermi fuori dal cerchio, la consapevolezza che mai, mai avrei amato e condiviso le passioni e i giochi dei miei coetanei, di chi nascendo e crescendo come me aveva saputo entrare e rimettersi al mondo tutto da solo? Io non potrò mai spiegare la mia gentilezza innata, la cordialità che mi fece sorridere, cercare di imitare e condividere, così poco ponderata, considerata, così poco foriera di interesse e invito.
Ma non parliamone più. Servirebbe ancora farlo?
 
Ieri e oggi ci pensavo a proposito della figura meravigliosa, leggera e serena, di Marco. Ficcare lo sguardo nei suoi occhi chiari, perdermi, ritrovare la strada perchè lui mi tiene la mano, così presente e caro e speciale. Così leggero, come dicevo, da farmi sentire ogni tanto sola, quando non voglio rendere le idee più rosee, meno complicate, come ogni volta senza saperlo mi invita a fare. Lui mi ha rasserenato, continua a farlo ogni giorno. Si può essere più fortunati in amore, mi dico?
 
Certo che si può. In amore ho sempre avuto una fortuna sfacciata. Sfacciata come anche sguaiata, volgare, propositiva di linee parallele, invitante perchè capace di renderle possibili, terribilmente umane e giuste.
Ma non sono nè possibili, nè umane, nè giuste.
Ci penserò io, poi, a spiegarlo all'altra me.
Quella che, come tu ben sai, non vive bene se non con un altrove da sognare senza toccarlo, amante di sola e pura emozione immaginativa, che non è il sopperire e il completare ciò che manca all'amore presente, ma un sopperire e completare ciò che sono, le molte che sono.
 
Cosa dovrò spiegare all'altra me?
Che neanche per sogno abbandonerò Marco, anche quando l'amore sarà finito, anche quando a tenermi legata a lui non sarà altro che il timore del nuovo, l'affetto nostalgico e infinito per la sua imperturbabile serenità e la conseguente serena abitudine.
 
C'è sempre una vela, nelle mie giornate, che da un lato poetizza le ore, dall'altro mi nasconde l'orizzonte delle cose e del sentire. Così anche sulle certezze vacillo, bisognosa di una mano che sposti il tessuto e che mi permetta di vedere la luce dritta in faccia.
Inoltre c'è che ogni tanto si conosce, ogni tanto si trafigge lo schermo, ogni tanto si guarda e si sente qualcuno parlare come lo faresti tu.
E ogni tanto può capitarti di pensare che con quell'uomo probabilmente potresti essere più felice.
Lo guardo, lo immagino. E' come un demone personale, nato e cresciuto appositamente per portarmi ciò che vorrei e che non ho ancora avuto, nè dalla vita nè da un uomo. E per farmi prendere.
Perchè io non posso essere felice. Perchè io coesisto.
Immediatamente metti una diga al pensiero, non lo lasci uscire, perchè anche così sei felice. Di più, sei sicura. Così neanche per idea cambieresti ciò che hai, ciò che senti.
 
Io non posso,  nè voglio, allontanare da me quello sguardo azzurro e pacato, l'uomo che mi ha resa serena e che colora le mie giornate con la piacevolezza di certe abitudini.
Sono così piena d'amore e di riconoscenza per lui, e lo so allo stesso modo terribile di quella consapevolezza: l'amore non basta per diventare ciechi, sordi, impermeabili al resto del mondo, anzi di un mondo raggiungibile, proprio, perfettibile.
Così io lo spiegherò all'altra me chiamando tutto questo semplice attrazione, quella alla quale sarebbe immensamente stupido abbandonarsi, dato il mio rapporto così stabile, romantico, e sicuro.
Lei mi dirà che io potrei essere più felice di così, ed io non le dirò che non ne vale la pena, che non voglio rischiare, che comunque sono felice anche così.
E' mai accaduto a te il dubbio d'altro uomo? L'idea di altra vita, di altra possibilità anche solo da supporre, priva di progetto e dunque di colpevolezza?
O per te la colpevolezza è anche il solo fatto di sciogliersi mentalmente da un abbraccio per rincorrere altra immagine?
 
Tesoro, amica mia, mi è servito e mi serve tutto questo.
Ora che mi riconosco semplice e fallibile, ora che riprendo tutto il resto da dove l'ho lasciato, e dove ho ritrovato il mio personale filo.
 
Come stai, amica mia?
Ti chiedo scusa, perdono, per tutto il mio silenzio. Spero che questa lettera sia servita almeno un poco per spiegartelo, non certo per discolparmi. E spero che il tuo attuale viaggio di vita non sia doloroso come l'ultima volta che l'hai raccontato. Io sono qui, per accogliere ogni tua parola e accogliere te, che ci sei sempre stata.
Ti stringo e ti lascio mille carezze da moltiplicare per ogni giorno di fisica assenza. Che solo quella ci separa.
 
 
 
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mercoledì, 26 settembre 2007

"...il respiro segna il fluire del tempo, il pensiero nega la morte nell'atto stesso di postularne l'esistenza, il desiderio di congelare l'emozione di un momento condividendola...e anche la scenografia più remota si tinge di vita nel vissuto..." dice la piccola danzatrice, con la voce piccola ed immortale, in punta di piedi, per non spezzare il silenzio in cui si immerge il tempo. 

 

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martedì, 18 settembre 2007

E' sempre un fuggire, un lasciare e prendere quasi per caso, istantanee di profumi di terra mista con odore di funghi e di foglie di castagne.Stagione di conoscenze maturate già nei pensieri che provengono dal passato.Istantanee di viali coperti di platani, di lungarni oscurati da chiome di lecci color verde raggrumato. Passi di danza, posture registrate nel DNA,piedi piccoli che lasciano tracce impercettibili nell'umido della mattina,riflessioni camuffate da lentezza, ghiri, scoiattoli e lontre insonni.Simmetrie di sensi ricercati, immagini di sorrisi immacolati, dolci amplessi di lingua e zuppa inglese, mugolii e racconti del vento. Immagine possibile di lei mentre prepara i biscotti volteggiando tra spianatoia e forno con il grembiule a quadretti o sferruzzando pesanti pullover irlandesi.La mia scrivania è troppo piena e disordinata, come i miei pensieri che non possono contenere i desideri che traboccano. La finestra mi rende quasi pieno il rumore ipnotizzante della pioggia.Questo mese niente pullman, niente colazioni serpentate, niente racconti assurdi su probabili gigolo e travestiti incontrati lungo la strada della panetteria.Ore di notte rubate ai giorni pieni di atti quotidianamente umani. Ore di notte regalate a se stessi, ore di pollo raffreddato, di schiacciata all'uva,di torte e di latte. Ore di vino rosso con riflessi scuri e tremolii misteriosi che vengono decifrati solo dall'insonnia e dal mal di testa."Buona notte! Non sparire!"No, le simmetrie non spariscono. Anche se trovare il senso è difficile! Niente sarà più come prima!
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venerdì, 07 settembre 2007

Ci sono giorni in cui ho fame d'alba

io che di solito ho bisogno di puntare la sveglia anche per alzarmi alle dieci

apro gli occhi nel buio e scivolo furtiva giù dal letto

la stanza è un bozzolo caldo e opprimente

ma attraverso le persiane socchiuse s'intuisce la verde risacca dei rami

a piedi nudi raggiungo la cucina, verso il latte nella tazza e accendo il microonde

cinquanta secondi,  il tempo di tornare in camera, so che fuori è freddo

indosso il mio cardigan grigio sulla sottoveste di seta

prendo il latte, apro piano la porta, scendo le scale

mi siedo sui gradini davanti al portone

contrasti...

 il granito freddo attraverso la stoffa sottile e il calore del latte tra le mani

dissolvenze....

ancora pochi minuti e la luce del giorno restituirà il mondo alle sue miserie

mi alzo, affronto decisa i gradini

poi mi blocco, mi volto indietro e sorrido per un attimo all'immagine riflessa nei vetri

che rimane lì ad aspettare che l'alba sorga su un mondo diverso

 

 

 

 

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venerdì, 13 luglio 2007

Mai permettere che il "maligno"  mini la nostra speranza di redenzione. Le vie del Signore sono misteriose e infinite.  Per consentirmi di espiare i miei trascorsi da ragazza squillo, l'Altissimo, sotto le anonime vesti di un'umile impegnata dell'ASL, ha voluto che io potessi purificare le mie colpe nel silenzio e nella preghiera, prestando la mia opera presso un eremo che si erge maestoso su un alto monte. Da questo luogo di meditazione vi giunga dunque il mio augurio di pace.

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giovedì, 12 luglio 2007
...mi piace quest'aula, abbastanza fatiscente da non dare l'illusione di un'efficienza lungi dall'essere reale, interruttori rotti, lavagna spaccata, orologio fermo alle dieci di un giorno qualunque, un rubinetto senza manopola e senza lavandino, quasi un'opera d'arte moderna che emerge dall'intonaco scrostato in più punti, sulla parete di destra un graffito che raffigura un organo riproduttore maschile e delicate tele di ragno. Mi fa sentire adeguata, integrata, frammento imperfetto di una cosmica imperfezione. Seduta in terza fila, sola, cerco di ricordare i numeri di telefono persi insieme al cellulare, non riporto altrove quelli memorizzati in rubrica, forse per qualcuno dovrei dispiacermi, la verità è che il sentimento luttuoso della perdita si associa ad un inatteso senso di libertà. In qualche modo il vuoto si fa per me bozzolo protettivo, diventa palpitante attesa, il vuoto è possibilista, il vuoto è progettualità senza vincoli. Le stesse sensazioni che mi trasmette la mia casa. Incompleta, sì, a distanza di anni è ancora incompleta, ma la verità è che non ho voglia di riempirla, amo ogni singolo oggetto che ho scelto eppure a tratti li sento estranei, rigidi colonizzatori di spazi selvaggi. Tutto ciò che è, uccide ciò che avrebbe potuto essere, ogni scelta nasconde nell'apparente conquista una rinuncia. Ho dormito niente questa notte e ho esagerato con gli antidolorifici. Non so fino a che punto i miei pensieri siano parto di sinapsi farmacologicamente corrotte, ma non mi importa stabilirlo, qui, in quest'aula vuota , un cielo grigio che spinge luce sporca attraverso lucernai polverosi, mi fanno compagnia e per adesso tanto basta a sedare le mie ansie...
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martedì, 26 giugno 2007
sono stanca...stanca....stanca di giorni già vissuti, di finali già scritti, di cattivi copioni da recitare diligentemente fino in fondo, solo perchè nessuno ce ne offre uno migliore o perchè ci accontentiamo di essere bravi caratteristi raccontandoci l'incapacità ad affrontare ruoli diversi, divenuti ormai, da tempo adusi ad esser personaggi complessi interpreti di vite banali, assolutamente incapaci di risoluzioni banali bastevoli a porre fine a situazioni complesse....
postato da: crioterapia alle ore 21:56 | Permalink | commenti (8)
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